Mindfulness e benessere emotivo per bambini, ragazzi e genitori
«Bene». «Non lo so». «No». «Dopo».
A volte sono le cose più vere che ha da dire.
Crescere è imparare a conoscersi, a confrontarsi con se stessi.
Dietro ogni parola c’è forse solo una parte di sé che chiede di essere ascoltata, e che non ha ancora un nome, o non è pronta per essere detta.
Parliamone insiemeUn primo scambio con te, senza impegno, per conoscere la proposta.
Il percorso
Uno spazio dove imparare a stare diversamente in ciò che si vive. Per tuo figlio, e anche per te.
Percorsi con il Metodo Sérenamente, attraverso mindfulness, meditazione ed educazione emotiva. Dall’infanzia all’adolescenza cambiano il linguaggio e le pratiche.
In Italia, a 11 anni
Circa 1 su 2
si sente abbastanza o molto sotto pressione per il lavoro scolastico.
HBSC Italia, pubblicata nel 2024 · Pressione scolastica riferita dagli undicenni. Il dato non misura i disturbi d’ansia e non si estende ai bambini più piccoli.
Leggi i dati ISSNon c’è niente in tuo figlio da sistemare.
Un errore sul quaderno. Un brutto voto. Una partita che va male. Un messaggio nel gruppo di classe che continua a tornare in mente.
L’inizio della scuola, l’interrogazione, lo sport, le amicizie, un cambiamento in famiglia: bambini e ragazzi possono vivere momenti di ansia e stress. A volte li raccontano. Altre, alla domanda «che cosa succede?», arriva soltanto un «non lo so».
Sono cose che attraversano tutti, a ogni età. Nel percorso si impara a riconoscere ciò che c’è: emozioni, pensieri, sensazioni. Una consapevolezza da coltivare oggi e portare con sé mentre si cresce.
C’è spazio anche per quello che ancora non sa raccontare. E per quello che, da genitore, ti porti dentro tu.
Per chi cresce
Età diverse. Modi diversi di conoscersi.
Le proposte cambiano con l’età, gli interessi e il modo di partecipare. Questi sono esempi: il percorso lo costruisco conoscendo la persona.
Uno spazio da scegliere.
Studio, relazioni, aspettative e scelte. Meditazione e pratiche di consapevolezza per osservare pensieri ed emozioni, riconoscere gli automatismi e coltivare gentilezza verso di sé. Nessuno deve raccontare più di quanto voglia. È il ragazzo o la ragazza a orientare il percorso: cosa esplorare, quanto condividere, quando fermarsi.
Accorgersi di ciò che cambia.
Le sensazioni prima di un’interrogazione, i pensieri dopo una discussione, il confronto con gli altri. Pratiche di attenzione al corpo e al respiro per esplorare ciò che accade, senza dover raccontare tutto.
Scoprire attraverso il gioco.
Osservare i pensieri come nuvole che passano. Tornare nel proprio giardino segreto. Esplorare il respiro con l’immagine della rana, sentendo la pancia che si muove. Con giochi, storie e movimento impariamo a riconoscere ciò che sentiamo e incontrarlo con gentilezza.
Nei primi anni, lo spazio è per te. E passa a lui.
Un figlio appena arrivato cambia il sonno, il tempo, l’idea che avevi di te. In questa fase il percorso è per il genitore: ritrovare il respiro, riconoscere la stanchezza senza giudicarla. E respirare insieme, perché un neonato si calma attraverso la calma di chi lo tiene. Anche a distanza, quando uscire è complicato.
Conoscere, Essere, Integrare. Lo stesso filo, attraverso esperienze adatte a chi lo incontra.
Scopri il Metodo SérenamenteCome si svolge
Un percorso che prende forma conoscendovi.
- 1
Partiamo da te.
Mi racconti l’età di tuo figlio e che cosa ti porta qui. Chiariamo insieme proposta e modalità di partecipazione.
- 2
Facciamo spazio alla curiosità.
Conosciamo le prime pratiche, ascoltando curiosità, preferenze e disponibilità del bambino o del ragazzo. Con gli adolescenti, il primo incontro può essere anche solo loro.
- 3
Esploriamo insieme.
Propongo pratiche di attenzione, respiro e gentilezza, con linguaggi e tempi adatti all’età.
- 4
Portiamo la pratica nelle giornate.
Scegliamo piccoli spunti da esplorare nella quotidianità. Il tuo coinvolgimento tiene conto dell’età e dell’autonomia di tuo figlio.
Un primo scambio con te, senza impegno, per conoscere la proposta.
Con te
Giovanni.
Sono Giovanni Tomarchio, mindfulness trainer iscritto al Registro Nazionale Mindfulness.
Porto in questo lavoro sedici anni di pratica personale, la formazione nell’insegnamento della mindfulness e della compassione e percorsi di approfondimento nel counseling e nelle neuroscienze.
Ma molto di quello che so l’ho imparato vivendolo sulla mia pelle.
Ho imparato che sapere come funziona la mente non significa riuscire sempre a fermarsi. Che conoscere una pratica non significa non arrabbiarsi, non avere paura o non sentirsi sopraffatti. E che la consapevolezza non serve a eliminare ciò che proviamo, ma ad accorgercene prima, comprenderlo e imparare, poco alla volta, a starci in modo diverso.
Mindfulness Professional Trainer Counseling
Percorso di approfondimento Neuroscienze
Nei percorsi formativi
Un primo scambio con te, senza impegno, per conoscere la proposta.
Prima di cominciare
Le domande concrete.
No, e non è quello che chiedo. Con i più piccoli bastano pochi minuti di pratica, alternati a movimento, gioco e ascolto: a cinque anni anche uno o due, verso i dieci si arriva a cinque o sette. Conta la costanza, non la durata. Le attività si adattano al bambino e al suo modo di partecipare.
Nella pratica si impara a riconoscere quello che si sente, nel corpo e nei pensieri, prima che travolga. Ansia e rabbia sono spesso le due porte da cui arriva il malessere, e con entrambe si lavora allo stesso modo: accorgersi, fare spazio, non giudicarsi. Se le preoccupazioni persistono o interferiscono con sonno, scuola o relazioni, è importante rivolgersi al pediatra o a un professionista della salute mentale dell’età evolutiva. Il percorso non sostituisce una valutazione o una cura.
Dipende dall’età, e la risposta cambia molto. Con i bambini più piccoli (0-5 anni) la tua presenza è parte del percorso: la pratica funziona meglio quando è condivisa, e un genitore che pratica insieme a lui è il modo più efficace per farla entrare nelle giornate. Con gli adolescenti è il contrario: il percorso è soprattutto loro, quello che condividono negli incontri resta loro, e i momenti di confronto con te li concordiamo insieme, in modo chiaro fin dall’inizio.
Sì. Linguaggio e pratiche si adattano all’età, agli interessi e alla disponibilità a partecipare. Con gli adolescenti conta che la scelta sia anche loro: nel primo scambio chiariamo come coinvolgere tuo figlio, e il primo incontro può essere anche solo suo.
Entrambi sono possibili. Con i bambini il piccolo gruppo funziona spesso bene: si impara anche guardando gli altri, e il gioco condiviso aiuta. Il percorso individuale è più adatto quando serve attenzione dedicata, o quando il ragazzo preferisce così. Lo valutiamo insieme nel primo scambio, con frequenza e durata degli incontri.
Può dirlo. Il suo modo di partecipare viene ascoltato e la proposta si adatta. Può restare lì, magari a giocare da solo, e unirsi agli altri quando se la sente. Anche questa è pratica: riconoscere che non è il momento, imparare a rispettare gli altri e sentire di poter partecipare. Non chiedo di raccontare un’esperienza personale o di chiudere gli occhi per dimostrare di aver partecipato bene.
No. È un percorso di mindfulness ed educazione emotiva, centrato sulla pratica. I momenti di dialogo servono a chiarire le esperienze, non a interpretarle. Non comprende diagnosi o psicoterapia, e se emerge il bisogno di un supporto di quel tipo, lo dico.
Sì, ma in modo diverso: nei primi anni il percorso è soprattutto per te. Uno spazio per ritrovare respiro e presenza in una fase che chiede tanto, e per respirare insieme: un neonato si calma attraverso la calma di chi lo tiene. Quando crescerà, le pratiche potranno coinvolgere anche lui.
La pace è come un filo che al suo passare unisce ogni cosa.
La pace non è silenzio: è una voce che agisce per accordare ogni cosa. La pace è un atto di scambio e connessione.
La pace è il filo attraverso cui fanno passaggio amore, gentilezza, pazienza e umiltà.
Pace per le mie orecchie, pace per il mio corpo, pace per il mio respiro, pace per il mio cuore, pace per la mia mente.
Che io possa essere pace per me stesso, e per coloro che ho intorno.
La serenità non è qualcosa da raggiungere.
È uno spazio a cui tornare.
Puoi scrivermi l’età di tuo figlio e che cosa vorresti sapere sul percorso. Se preferisce scrivermi lui o lei, va bene lo stesso. Ti risponderò personalmente, per capire insieme da dove cominciare.
Parliamone insiemeUn primo scambio, senza impegno.